ll tema centrale del progetto è il sempre più drammatico problema dei disturbi alimentari nelle ragazze, un disagio in costante aumento, che porta a un’ ossessiva sopravvalutazione dell’importanza della propria forma fisica, del proprio peso e corpo e a una necessità di stabilire un controllo su di esso, e che può sfociare, nei casi più estremi, in vere e proprie malattie psico-fisiche come l’anoressia e la bulimia.
Questo tipo di problematiche possono sembrare, a prima vista, legate esclusivamente a comportamenti individuali, ma in realtà non si può sottovalutare lo stretto condizionamento sociale che in questo caso si attua attraverso i media e la diffusione di modelli culturali imposti, che appaiono irrinunciabili.
Nel secolo dell’immagine, troppo spesso i disturbi alimentari sono la risposta con cui i più giovani, soprattutto le ragazze, esprimono il disagio di un confronto impossibile tra il proprio aspetto e l’ideale di bellezza riconosciuto.
Il fine è quello creare una coscienza riguardo ai modelli di comportamento legati all’immagine del corpo femminile nella società contemporanea, modelli oggi dominati dall’apparenza intesa come valore primario che porta a manipolare il corpo in funzione del gradimento sociale, arrivando a considerarlo come una cosa e a perdere il vero contato con esso.
Occorre quindi intervenire per ridare ad ogni donna il diritto di esprimere appieno la propria bellezza, per sentirsi libera da condizionamenti, da stereotipi, dalla necessità di aderire a un’immagine che non sia quella che sente più propria.
La bellezza, quella autentica, nasce dalla consapevolezza di essere una persona unica e irripetibile in base al rispetto di sé e del proprio corpo, innanzitutto, dalla cura e dall’attenzione che gli si dedica, dalla volontà di valorizzarlo per quello che è, dal piacere di saperlo perfetto ambasciatore della propria anima rifiutando qualunque tipo di condizionamento estetico, qualunque tentativo di omologazione, da chiunque provenga, rifiutando di aderire a un’immagine di bellezza che altri hanno costruito per noi.
Sarebbe necessario che questo diritto venisse riconosciuto dalle istituzioni, attraverso azioni educative rivolte a sviluppare, soprattutto nelle giovanissime, una corretta consapevolezza in questo senso, incentivando specialmente le azioni positive che le aziende possono compiere in questa direzione, attraverso scelte di comunicazione che privilegino la pluralità della bellezza. I media possono e debbono avere un ruolo nella promozione di un processo di liberazione delle donne dai falsi miti estetici, per costruire un modo diverso, più completo e rispettoso, di parlare di bellezza.